mercoledì 29 maggio 2013

AIGO, IL CANE "MAMMO" DEL MICIO. LA PADRONA EMIGRA PER CRISI, LORO CERCANO CASA

BRESCIA - Aigo è biondo e possente, ma ha un'insospettabile istinto materno. Istinto che, quattro anni fa, l'ha spinto a diventare il "mammo" a tempo pieno del microscopico Blacky, anche se i due appartengono a razze completamente diverse. Non si parla di umani, ma di una delle tante e meravigliose storie di animali che, purtroppo, rischia di non avere un lieto fine. Andrea la padrona di Aigo, sontuoso dogue di Bordeaux, e di Blacky, gattino nero raccattato dalla strada, è infatti una delle tante vittime della crisi economica che, dopo mesi di disoccupazione, ha preso la decisione coraggiosa di emigrare.
"Sono ragioniera informatica, l'azienda dove lavoravo è stata messa in cassa integrazione e ci aveva ridotto lo stipendio", racconta Andrea a Leggo. "Non riuscivo più a tirare avanti con il poco che mi davano e mi sono licenziata. Pensavo di trovare subito qualche altro lavoro, anche come cameriera. Non sono schizzinosa, servendo ai tavoli mi sono pagata da sola gli studi, perché i miei genitori sono morti quando ero bambina. E invece nulla. Incredibile, ma nemmeno sul lago di Garda, dove un tempo c'era lavoro a bizzeffe per il turismo, si riesce più a trovare nulla". 
Andrea si sta quindi trasferendo in Brasile in cerca di fortuna, visto che si parla tanto del suo boom economico. Ma in questa nuova avventura non c'è posto per Aigo e Blacky, per i quali ora cerca disperatamente una buona adozione attraverso l'associazione Dogue de Bordeaux Rescue Italia (per contatti ddbrescueitalia@gmail.com). "Blacky è convinto di essere un cane", spiega Andrea in lacrime, "non ama molto essere preso in braccio e si comporta esattamente come Aigo. Separarli li ucciderebbe. Ora prego che si faccia viva una famiglia disposta ad adottarli insieme!".
leggo 

OBAMA E LA MACCHIA DI ROSSETTO SULLA CAMICIA: "MICHELLE, NON HO L'AMANTE"

WASHINGTON - Una macchia di rossetto sul colletto della camicia del presidente americano Barack Obama è diventata motivo di una gag davanti alle telecamere. A lasciare il segno è stata una signora ospite a un ricevimento alla Casa Bianca. «Non voglio avere problemi con Michelle, così vi chiamo tutti ad essere testimoni», ha detto il presidente intervenendo al ricevimento per l'Asian-American Pacific Islander Heritage Month. «Non è stata Jessica Sanchez - ha aggiunto, riferendosi all'ex American Idol diventata una cantante di successo che era tra gli ospiti del ricevimento - ma sua zia, ecco zia, vede - ha aggiunto indicando la macchia di rossetto che la signora anziana avrebbe lasciato sulla sua camicia - voglio che tutti siano testimoni».

IL 'TOY-BOY' LA LASCIA: LEI GLI DEVASTA LA MACCHINA A COLPI DI TACCHI A SPILLO

TREVISO - Il fidanzato, molto più giovane di lei, l’aveva lasciata da poche settimane: troppo gelosa, troppo possessiva. Al punto da rendergli la vita impossibile. E, alla luce di quello che è accaduto ieri, non aveva tutti i torti. Perché la donna respinta, un’avvenente impiegata trevigiana di 37 anni, lungi dal rassegnarsi alla fine del focoso rapporto d’amore, durato qualche mese, con quel bel corriere espresso 24enne, è passata al contrattacco.

Prima sollecitando incontri con chiamate ed sms. Poi insidiando il suo "toy boy" con sempre maggior audacia. Fino alla scenata madre. Già, per amore si fanno cose davvero strane, irrazionali, persino folli. E l'impiegata ha trovato il modo di esprimere tutto il suo risentimento con una vendetta molto particolare: ha atteso il ragazzo all'esterno dell’azienda in cui lavora, una ditta di trasporti nei pressi della Fonderia, esi è messa a passeggiare con tacchi belli alti sul tettuccio e sul cofano dell'auto, una Toyota Yaris. 

A nulla sono serviti gli inviti del giovane a desistere e scendere a terra senza devastare il veicolo. Per convincerla a smettere c'è voluto l'intervento della polizia. L'insolita scena non è ovviamente sfuggita a passanti e dipendenti della ditta e di aziende limitrofe, anche perché i poliziotti ci hanno messo un bel po’ di tempo per calmare l’impetuosa 37enne. Lei, a malincuore, ha mollato l'osso affermando di voler risarcire il danno.


Ma quando tutto sembrava finito, col 24enne che è tornato alla sua giornata di lavoro, la scenata ha avuto una seconda appendice. La furia della donna, infatti, non si era per niente placata. E alle 12 è ricomparsa nel parcheggio aziendale cercando di impedirgli di andarsene. Come? Piazzandosi proprio di fronte alla Toyota in modo tale che qualunque manovra di fuga verso viale della Repubblica fosse fuori discussione. Le volanti della polizia sono state così costrette a intervenire nuovamente ma stavolta la 37enne, raccontano alcuni testimoni e hanno poi verbalizzato gli agenti, non solo non aveva alcuna intenzione di muoversi, ma ha iniziato a scalciare e a dare pugni a tutto ciò che le si parava di fronte, in una sorta di crisi isterica: i suoi colpi hanno raggiunto sia l'ex fidanzato che gli agenti, ma soprattutto la povera Toyota Yaris sulla quale sono rimasti segni indelebili. Per bloccare lo sfogo dell’impiegata è stato necessario perfino l'intervento dei medici del Suem che le hanno somministrato del sedativo, prima di trasportarla al Ca’ Foncello per accertamenti. La vettura del corriere espresso dovrà invece essere sottoposta a ben altre cure, quelle del carrozziere: i danni provocati dallo sfogo passionale della 37enne armata di tacchi sarebbero infatti piuttosto ingenti. E la donna, perso il suo ragazzo, sarà anche costretta a risarcirlo.

Le nuove armi contro il mal di testa... Ad ogni tipo di emicrania corrisponde una diversa personalità

Per il mal di testa i pazienti non avranno più solo farmaci, ma probabilmente anche una sorta di rasoio elettrico da passare sul collo, o uno speciale braccialetto da applicare ai polsi. Le nuove armi anti-cefalea arrivano dal convegno «Pain, Emotion and Headache» (Dolore, emozione e cefalea) di Stresa, dove ogni due anni, il Centro Cefalee dell'Istituto Neurologico Besta di Milano organizza un incontro che richiama specialisti di fama internazionale, come il professor Alan Rapoport della Ucla di Los Angeles, presidente dell’International Headache Society. Tutte queste innovazioni non sembrano, però, ancora in grado di intaccare la vera causa del mal di testa: il tentativo del cervello di recuperare l'equilibrio omeostatico perduto. «Nel nostro cervello gli impulsi nervosi periferici raggiungono un'area chiamata insula, una centralina dove vengono messi in ordine, creando ciò che riconosciamo come il nostro stato di normalità, che è, in sostanza, l'omeostasi del l'organismo — spiega Gennaro Bussone, presidente del congresso e direttore del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche del Besta —. Il dolore emicranico è il frutto di un'alterazione di questo equilibrio omeostatico. Tutti siamo consci della nostra normalità, e se si altera ce ne accorgiamo, perché l'insula è collegata alla corteccia cingolare che elabora emotivamente la situazione di squilibrio, producendo in risposta ciò che percepiamo come dolore. Ed essendo una risposta emotiva, il mal di testa cambia a seconda della personalità di ognuno».
L’emicrania è, infatti, la risposta di dolore di un soggetto «passivo», mentre chi tende a rispondere allo squilibrio con un atteggiamento di «attacco e fuga» sviluppa la cefalea a grappolo. Anche la reazione al mal di testa stesso cambia, coerentemente, a seconda della personalità del soggetto. Spiega Bussone: «Se si sviluppa dolore emicranico, il cervello risponde riducendo le attività e facendo addirittura rifugiare il paziente nel sonno. In pratica, l’emicranico, che è un "passivo", aspetta in un angolo che passi la tempesta. Chi invece sviluppa cefalea a grappolo (il peggiore dei mal di testa, tanto da essere definitocefalea da suicidio) ha reazioni opposte, di esasperata agitazione. In pratica, è un soggetto che "scappa" dal dolore». «I diversi tratti di personalità non solo ci dicono quale cefalea si svilupperà, — prosegue Bussone — ma anche se un certo trattamento funzionerà o se si rischia di cadere nella cronicità e nella spirale dell'abuso farmacologico. Se il dolore diventa cronico, cambia addirittura l'assetto recettoriale delle vie del dolore: ma questo cambiamento è legato all'abuso di farmaci, non alla malattia. In donne con emicrania cronica che abusavano di farmaci la risonanza

magnetica funzionale ha rivelato che le aree cerebrali parietale posteriore e somato-sensitiva primaria erano ipoattive, ma, una volta ridotta la terapia, sono tornate normali».
Neurostimolatori esterni come quello presentato a Stresa, che non necessitano di interventi di posizionamento neurochirurgico e sono gestiti dal paziente, potrebbero essere un’opportunità che non espone all'abuso. Resta comunque basilare l'opera di educazione del paziente da parte del medico: «Occorre innanzitutto addestrare i pazienti — raccomanda, infatti, la dottoressa Licia Grazzi, del Besta che, con i colleghi del San Raffaele di Roma diretti da Piero Barbanti, ha condotto il primo studio italiano (su una trentina di persone, di età compresa tra 18 e 65 anni) col nuovo strumento, chiamatogammacore —. Solo così si riducono gli errori da scorretto impiego e si infonde tranquillità al paziente, aumentando significativamente le possibilità di successo». L'apparecchio, delle dimensioni di un cellulare, va collocato sul lato destro del collo, in corrispondenza con il nervo vago; lo strumento emette quindi microstimoli elettrici che, tramite il nervo vago, risalgono alle aree cerebrali riequilibrandole elettricamente. «I dati, ancora preliminari, sembrano promettenti e confermerebbero i risultati di precedenti studi condotti negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Germania — precisa il professor Barbanti —. I pazienti acquisiscono facilmente dimestichezza con il metodo e la sua tollerabilità pare ottima, anche se possono presentarsi involontarie contrazioni della muscolatura facciale inferiore per errori di posizionamento dello strumento».
Errori di posizionamento possono verificarsi anche con lo strumento studiato da Giovanni Allais, responsabile del Centro Cefalee della donna dell’Ospedale Sant'Anna di Torino, per migliorare l'emicrania associata a nausea: un braccialetto peracupressione, simile a quelli usati nella nausea da viaggio. Se collocato correttamente su un determinato punto del polso (il cosiddetto agopunto PC6, punto noto nella medicina cinese), questo braccialetto elimina in oltre l'80% dei pazienti la nausea, sintomo questo che più spesso si associa all’emicrania (dal 73% a oltre il 90% dei casi), peggiorandola e facendo ritardare l'assunzione dei farmaci per bocca (che invece vanno sempre presi ai primi sintomi del l'attacco).

Così il Papa mi ha salvato la vita... Un miracolo del Santo Padre nei confronti di una donna

Papa Wojtyla, uno dei Papi che più abbiamo amato, ha fatto un nuovo miracolo seppur postumo: “Sono uscita dal coma grazie a Papa Giovanni Paolo II. Accanto a me si è seduto un signore completamente vestito di bianco, era Papa Giovanni Paolo II. Non mi ha detto nulla, ha fatto solo un gesto con la mano come per dire: stai tranquilla e vai, torna dai tuoi”. Lo ha raccontato una donna di 80 anni, di Eboli, che era sprofondata in coma profondo a causa di un’ischemia cerebrale e si era improvvisamente risvegliata circa due anni fa. La signora Filomena Postiglione attribuisce il suo risveglio al Papa e anche i medici non sanno come spiegarsi la sua improvvisa guarigione.
La signora Filomena, rimasta vedova da tempo, e che è accudita dal nipote, ha raccontato proprio a lui non appena ha aperto gli occhi, di aver visto Papa Wojtyla in sogno. La donna ha chiesto udienza a Papa Francesco e il 29 maggio sarà a Roma dopo aver ricevuto, nei giorni scorsi, una lettera dal Vaticano. I due parenti on avevano mai raccontato a nessuno questo miracolo, per ben due anni avevano mantenuto il segreto, ne hanno parlato con il sindaco di Eboli, Martino Melchionda. Il primo cittadino le ha dato il testo “Monastero di S.Antonio Abate Eboli 1503-2003“, da consegnare al Santo Padre. La notizia ha fatto subito il giro dei media locali

leggilo 

Turisti indignati, in giro per Roma hanno pagato 4 coni gelato 64 euro... Non si sono neanche seduti al tavolino per mangiarsi il gelato, sono rimasti scioccati dal prezzo. Come dargli torto.....

Neanche li avessero consumati a tavolino un tale conto sarebbe giustificato. E si, perché questi quattro turisti inglesi che hanno preso 4 coni gelato, si sono visti presentare un conto di 64 euro, ben 16 euro a cono. 32 mila delle vecchie lire a gelato. Una vera esagerazione.A testimonianza del conto salatissimo, malgrado stessero mangiando un dolce, Roger Bannister, il fratello Steven, le loro mogli Wendy e Joyce, mostrano increduli lo scontrino. Quattro coni, con due cialde e tre gusti per un totale di 64 euro!
Passeggiano ‘scioccati’ per via della Vite (dietro piazza di Spagna), e fanno vedere a tutti quanto gli sono costati i 4 gelati: «E quando abbiamo pagato non ci hanno detto neanche grazie», sottolinea il signor Bannister specificando che non si sono neanche accomodati al tavolino, no, i 4 turisti li hanno presi e consumati in piedi. «Non ci siamo seduti al tavolino, non eravamo ai piedi della scalinata di Trinità de’ Monti, ma là, in quel bar all’angolo. Abbiamo preso il gelato per mangiarlo in strada.. .». Da un bar esce una commessa, sorride: «La scorsa settimana da noi sono entrati due turisti spagnoli che si lamentavano per lo stesso motivo…».
Un responsabile che preferisce rimanere anonimo non nega che quelli siano i prezzi: «Basta guardare, sono affissi ovunque. I prezzi sono quelli, in piedi o seduti non fa differenzaDentro quei coni entrano sette etti di gelato!». Il candidato al Primo municipio, Matteo Costantini, è il primo a raggiungere i turisti sotto choc per il prezzo del gelato: «Mi trovavo a passare, seguo ciò che accade, non è la prima volta che mi segnalano episodi simili. È uno scandalo che vengano trattati così, se diventerò presidente istituirò un numero verde. Mi sono offerto di rimborsare i soldi ma abbiamo deciso di dare la stessa cifra in beneficenza all’Amref». E i turisti confermano: «Non vogliamo avere i soldi indietro, vogliamo capire come sia possibile».
Fonte Corriere

Il ritocco preferito: seno nuovo per lei, addominali per lui

(LaPresse) - Nonostante la crisi, gli italiani non rinunciano al ritocchino estetico. Se per lei il punto debole rimane il seno, sempre più uomini si rivolgono al chirurgo plastico per avere addominali a prova di spiaggia. A dichiararlo è Ezio Maria Nicodemi, docente all'Università di Tor Vergata di Roma e dirigente chirurgo plastico all'Istituto dermopatico dell'Immacolata (Idi) di Roma. Il professore spiega come "negli ultimi mesi, nonostante la difficile situazione economica che stiamo vivendo, c'è chi proprio non riesce a rinunciare a vedersi più bello allo specchio. E per farlo si è disposti a rinunciare a molto, compresa la tanto agognata vacanza estiva". 

Ma un seno più grande non è l'unico desiderio di molte connazionali. Ai primi posti c'è anche il sempre amato nasino alla francese. E poi liposuzione e addominoplastica. "Oltre agli interventi di mastoplastica - spiega Nicodemi - molte donne richiedono interventi di rinoplastica, soprattutto quando devono sottoporsi a interventi chirurgici per motivi di salute poi scelgono di farsi sistemare anche un'eventuale 'gobba'. A chiedere interventi al naso sono soprattutto donne tra i 18 e i 25 anni, gli interventi al seno invece riguardano sia le giovanissime che le over 35, spesso provate da gravidanze e allattamenti". 


"Gli uomini, invece, non rinunciano a interventi agli occhi per tirare su le palpebre e a liposuzione ad addome e fianchi. E in questo caso le richieste arrivano dagli over 30". L'approccio delle donne con il chirurgo estetico, dunque, è più precoce rispetto a quello di 'lui'. Le richieste di 'lei', infatti, arrivano da molte giovanissime, continua Nicodemi, "ma per fortuna è stata approvata una legge che vieta gli interventi al seno sulle minorenni, cosa che ritengo giustissima. Anche per il naso, poi, è necessario che la donna finisca la crescita, non consiglio dunque di sottoporsi a questi interventi prima dei 18 anni". Nicodemi raccomanda, infine, di "rivolgersi sempre a medici specializzati e di assicurarsi che lo specialista abbia i tutti i requisiti ora obbligatori per legge".